Giuseppe Ignazio Rossi

* 23. 3. 1696, Florencie (Firenze), Itálie (Italy)
2. 6. 1731, Florencie (Firenze), Itálie (Italy)
architekt, pedagog

 

národnost: italská
pohlaví: muž

heslo:
DEL ROSSO (Rossi), Giuseppe ignazio. - Nacque a Firenze, nel "popolo" di S. Cristoforo, il 23 marzo 1696 da Zanobi di Tommaso Rossi e da Maria Caterina di lacopo Buccelli (Firenze, Archivio dell'Opera di S. Maria del Fiore, Registro battesimi. Maschi, 1695, lettera G alla data).

Fu il capostipite dell'importante famiglia di architetti fiorentini e a lui si deve l'adozione della grafia dei cognome Del Rosso al posto di Rossi, "conformemente all'uso dei nostri vecchi" (Pisa, Biblioteca universitaria, ms. 95: lettera dei D. al padre G. Grandi del 6 apr. 1717).Dopo gli studi compiuti presso il collegio gesuitico di S. Giovannino a Firenze, fu avviato al disegno dal discepolo di Lorenzo Lippi, Bartolomeo Bimbi, e quindi in modo particolare dal pittore Francesco Conti, il quale lo introdusse presso i marchesi Gerini, esponenti di primo piano del mecenatismo artistico fiorentino nel '700.

Durante questo primo periodo di formazione il D. frequentò inoltre presso l'accademia del disegno i corsi di nudo, quelli di prospettiva tenuti da I. Mariani, le lezioni di geometria euclidea di G. Moniglia, e si perfezionò pure nel disegno a pastello; infine, con C. G. Segni affinò la tecnica dell'acquerellatura. Contemporaneamente dette prova della propria abilità con una serie di disegni prospettici di monumenti fiorentini, quali il coro del duomo, palazzo Strozzi (cosiddetto Nonfinito), e con una serie dei disegni, ad acquerello, delle. statue della Galleria granducale che lo fece conoscere ed apprezzare definitivamente dagli intenditori d'arte. Di quest'ultima serie di disegni sappiamo che nell'ottobre del 1863 essa era ancora posseduta dal fiorentino A. Calosi (Firenze, Bibl. nazionale, Sala manoscritti, Poligrafo Gargani, n. 1746).

Dopo questi primi studi svolti a Firenze, il D. venne inviato-1 verso la metà del secondo decennio del sec. XVIII, dai fratelli Tommaso e Francesco a studiare a Pisa sotto l'abate G. Grandi, il quale contribuì in modo decisivo ad indirizzare il giovane artista verso l'architettura e in particolare verso l'ingegneria civile ed idraulica. Durante il soggiorno pisano il D. infatti ebbe modo non solo di studiare la matematica e la fisica, ma poté farsi anche un'importante esperienza diretta, accompagnando il Grandi in numerosi viaggi d'ispezione a corsi d'acqua a Bellavista, a Bologna, a Ferrara, grazie ai quali poté entrare in relazione con insigni personalità quali E. Manfredi e mons. C. Galiani. Tornato a Firenze nel 1717, oltre a studiare i maggiori trattatisti di architettura, allargando la sua formazione prettamente vignolesca con Vitruvio, Palladio e Serlio, fu incaricato dal senatore G. B. Nelli di fare accurati rilievi della Libreria Mediceo-Laurenziana (pubbl. a Firenze nel 1739, con una premessa biografica opera del figlio Zanobi: La Libreria Mediceo- Laurenziana disegnata e illustrata da Giuseppe Ignazio Rossi...), della sagrestia nuova in S. Lorenzo, della cappella Gaddi di S. Maria Novella e delle volte dell'appartamento granducale di palazzo Pitti, decorate da Pietro da Cortona. Grazie alle buone capacità manifestate e ai suoi influenti estimatori, il giovane artista, verso la fine dei secondo decennio del sec. XVIII, ottenne dal granduca Cosimo III il patrocinio per un ulteriore periodo di studio a Roma dove rimase per circa tre anni, fino al 1721.

Durante il soggiorno romano studiò anatomia nell'ospedale di S. Spirito e, inoltre, ebbe modo di aggiornarsi sui principali edifici antichi e moderni. Di questa importante esperienza di studio ci è pervenuto, un interessantissimo taccuino di 32 cc. di ricordi, contenente numerose citazioni dal Borromini, dal Bernini e da Pietro da Cortona, conservato a Firenze nella Bibl. Riccardiana (Misc. Del Rosso 444.4, t. LV: Ricordi di diversi ornati disegnati in Roma...;cfr. Cresti, 1983, pp. 72, 77 ss.). Sempre a Roma illustrò, prima della partenza, al cardinale Lorenzo Corsini, futuro Clemente XII, un proprio progetto per la facciata di S. Giovanni in Laterano, la cui redazione finale eseguita a Firenze rimase comunque senza alcun esito.

Dopo il suo ritorno definitivo a Firenze il D. continuò l'attività di disegnatore, ed eseguì il disegno della villa del Vecchietto, 3 miglia fuori porta S. Niccolò a Firenze, per l'incisione di T. Verkruys che precede il primo libro del celebre dialogo del Borghini ivi ambientato (R. Borghini, Il riposo, Firenze 1730, p. 1). Nel 1727, a conferma della considerazione raggiunta, eseguì il proprio Autoritratto per la galleria degli uomini illustri che F. M. N. Gabburri, uno dei più importanti eruditi e collezionisti d'arte fiorentini del secolo, stava allestendo (da questo ritratto è derivata l'incisione di C. Gregori inserita da Zanobi nel volume La Libreria Mediceo-Laurenziana).

Nel terzo decennio del secolo fu inoltre presente-nella vita dell'accademia dei disegno: dopo essere risultato fra i giovani proposti e non eletti (Arch. di Stato di Firenze, Accademia del disegno, f. 23, c.29) al noviziato nella seduta dell'accademia del 4 maggio 1721, nel 1729 fu fra i "professori festaioli" incaricati di allestire l'annuale esposizione di quadri patrocinata dall'accademia nel chiostro della Ss. Annunziata per la festa di s. Luca, alla quale inoltre il D. espose un Giudiziouniversale diB. Gandi (Borroni Salvadori, 1974). Nell'ultimo decennio della vita fu impegnato anche nella professione di architetto per la quale "era egli continuamente occupato nell'eseguire i comandi di personaggi di altissimo affare, per cui servigio ebbe la fortuna di restaurare ed ampliare palazzi, d'ornare bizzarramente gallerie e gabinetti, d'eriger cappelle ed Altari con nuove modinature ingegnose" (Z. F. Rossi, 1739).Tuttavia, l'unica opera sicuramente attribuibile a lui è la sistemazione del cortile e dell'atrio di accesso al palazzo Orlandini del Beccuto, posto a Firenze fra la chiesa di S. Maria Maggiore e via de' Pecori, effettuata probabilmente verso la metà del terzo decennio; in questi anni, infatti, il D. doveva essere in stretti rapporti con questa famiglia, com'è testimoniato dal fatto che il cav. G. Oriandini di Fabio del Beccuto fu il "compare" al battesimo del figlio Zanobi nel dicembre del '25 (Firenze, Arch. d. Opera di S. Maria dei Fiore, Registro battesimi. Maschi, 1725, alla data). Oltre che come architetto decoratore, particolarmente aggiornato sulle ultime novità romane, il D. dal 1725ricopri l'incarico di "ingegnere delle Alpi" con responsabilità nella difesa e custodia dell'Appennino per conto dell'uffizio dei Capitani di parte (Arch. di Stato di Firenze, Capitani di parte. Numeri neri, f.904, Filza di Suppliche, 1725, aff. 135, 180).

Continuò inoltre a coltivare uno spiccato interesse per l'idraulica documentato dalla corrispondenza coi padre Grandi relativa al periodo 1º genn. 1725-2 giugno 1731 e dai pareri richiestigli sulla difesa del Valdarno inferiore dalle inondazioni (Pisa, Biblioteca universitaria, cit.).

Giunto alla soglia della maturità e dei successo professionale morì prematuramente nel 1731e fu sepolto nella basilica di S. Maria Novella dove, alla destra dell'organo collocato nella penultima campata della navata laterale sinistra, lo ricordano un busto ed una lapide apposti dal nipote Giuseppe.

Fonti e Bibl.: Arch. di Stato di Firenze, Accademia del disegno, f. 23, c. 39; Capitani di parte. Numeri neri, f.904: Filza di Suppliche, 1725, aff. 135 e 180; Firenze, Bibl. nazionale, Mss. Pal. E.B.9.5.: F.M. N. Gabburri, Vite dei pittori, scultori e architetti, III, cc. 1445rv; Pisa, Bibl. universitaria, ms. 95: Lettere alp. G. Grandi, cc.351-80; Z. F. Rossi, Degli studi fatti da suo padre disegnatore di questa opera, in Libreria Mediceo-Laurenziana..., Firenze 1739, pp. non nn.; D. Moreni, Bibl. storico ragionata della Toscana, II, Firenze 1805, pp. 272 s.; [F. Tartini-C. Ridolfi) Notizie e guida di Firenze, Firenze 1841, p. 394; W. Limburger, Die Gebäude von Florenz, Leipzig 1910, p. 522; G. Boffito-A. Mori, Piante e vedute di Firenze, Firenze 1926, p. 79; W.-E. Paatz, Die Kirchen von Florenz, III, Frankfurt a. M. 1952, p. 716; G. Fanelli, Firenze architettura e città, Firenze 1973, p. 355; M. Bucci-R. Bencini, Palazzi di Firenze. Quartiere di S. Maria Novella, Firenze 1973, p. 63; F. Borroni Salvadori, Le esposiz. d'arte a Firenze dal 1674 al 1767, in Mitteilungen des Kunsthistorischen Instituts in Florenz, XVIII (1974), pp. 27, 31, 88, 120, 158; Dalla "Libreriola" dell'architettofiorentino G. D. (catal.), Firenze 1983, pp.6 s., 20, 68; C. Cresti, Il "taccuino romano" di I. D., ibid., pp. 69-79; U. Thieme-F. Becker, Künstlerlexikon, XXIX, p.66 (sub voce Rossi [Del Rosso], Giuseppe Ignazio).

poznámka:
NK neuvádí 2010, 2011, 2012,
Datum úmrtí je jen pravděpodobné. Uváděno před r. 1739